Bruxismo: posso rovinare gli impianti digrignando i denti?

Bruxismo: posso rovinare gli impianti digrignando i denti?

Il bruxismo può danneggiare gli impianti dentali. Ma questa non è una condanna. Chi digrigna i denti o serra le arcate in modo involontario può comunque ricevere impianti dentali sicuri e duraturi, a condizione che il problema venga identificato prima dell’intervento e gestito con i protocolli corretti. La differenza tra un impianto che dura vent’anni e uno che fallisce in pochi mesi dipende spesso da questa valutazione iniziale.

Il digrignamento mette a rischio gli impianti?

Chi soffre di bruxismo spesso si chiede: posso mettere gli impianti digrignando i denti? Oppure: il serramento notturno può far fallire un impianto dentale? O ancora: se stringo le mascelle nel sonno, la vite in titanio regge? La risposta non è un semplice sì o no. Dipende da quanto è severo il bruxismo, da come viene trattato e da come viene pianificato l’intervento implantare.

Cosa accade a un impianto sotto carico eccessivo

Un impianto dentale è una radice artificiale in titanio che si integra con l’osso mascellare. Questa integrazione, chiamata osteointegrazione, richiede tempo e stabilità meccanica. Il bruxismo genera forze masticatorie che possono essere fino a quattro volte superiori al normale, spesso concentrate di notte, quando non c’è alcun controllo cosciente.

Queste forze eccessive possono causare:

  • Microfratture ossee intorno alla vite implantare, con perdita progressiva del supporto
  • Allentamento o frattura della vite di connessione tra impianto e corona
  • Scheggiature della corona protesica, soprattutto se in ceramica
  • Perimplantite, un’infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto, accelerata dal carico meccanico anomalo

Il rischio non è uguale per tutti. Un bruxismo lieve e controllato, in un paziente con buona densità ossea, ha un impatto molto diverso rispetto a un serramento severo in un osso mascellare ridotto. Per questo la valutazione individuale è il punto di partenza imprescindibile.

Il bite occlusale: prima difesa degli impianti

Lo strumento più efficace per proteggere gli impianti dentali dal bruxismo è il bite occlusale, un dispositivo su misura in resina rigida che viene indossato di notte. Il bite non elimina il digrignamento dei denti, ma distribuisce le forze in modo uniforme su tutta l’arcata, riducendo drasticamente il carico sui singoli impianti.

In casi selezionati si utilizzano anche protesi implanto-supportate in materiali ad assorbimento di carico, progettate specificamente per pazienti con bruxismo. La scelta del materiale protesico non è estetica: è una decisione clinica che determina la longevità del lavoro.

Diagnostica digitale e gestione predittiva del bruxismo

La frontiera più avanzata nella gestione del bruxismo implantare è oggi quella della diagnostica digitale predittiva. Prima ancora di posizionare un impianto, è possibile simulare digitalmente la distribuzione dei carichi occlusali attraverso software di analisi biomeccanica. Questo permette di scegliere il diametro e la lunghezza dell’impianto più adatti, la posizione di inserimento ottimale e il tipo di connessione protesica più resistente alle sollecitazioni.

Alcuni centri stanno integrando anche la telemetria implantare, sensori microscopici capaci di monitorare le forze esercitate sull’impianto nel tempo reale. Non è ancora diffusa nella pratica quotidiana, ma rappresenta la direzione verso cui si muove l’implantologia per i pazienti con para-funzioni severe. Oggi la pianificazione digitale con TAC Cone-Beam e il posizionamento guidato da splint chirurgici su misura sono già strumenti accessibili che fanno una differenza concreta nella prognosi a lungo termine.

Valuta il tuo caso a Roma, zona Prati-Nemorense

Se soffri di bruxismo e stai valutando un impianto dentale, la cosa più utile che puoi fare è non decidere da solo. Il Dottor Andrea Quagliero, con la sua formazione in ambiente ospedaliero e l’utilizzo della diagnostica digitale avanzata, valuta ogni paziente tenendo conto delle para-funzioni occlusali prima di pianificare qualsiasi intervento implantare.

Lo studio si trova a Roma, in Piazza Crati, nel quartiere Prati-Nemorense, facilmente raggiungibile dai quartieri Trieste, Parioli, Salario, Villa Ada e Pinciano. Prenota una visita chiamando il 06 86.03.989 oppure il 351 942 1147, o scrivi a info@studioquagliero.it. Una diagnosi accurata oggi evita complicazioni costose domani.

Il bruxismo non esclude gli impianti. Esclude solo la superficialità nella pianificazione.

Fonti

  • Lobbezoo F, et al. Bruxism defined and graded: an international consensus statement. Journal of Oral Rehabilitation, 2013. — doi.org/10.1111/joor.12011
  • Chrcanovic BR, et al. Bruxism and dental implants: A meta-analysis. Implant Dentistry, 2015. — doi.org/10.1097/ID.0000000000000298
  • Manfredini D, et al. Sleep bruxism and wake-time tooth clenching: The first epidemiological study. Journal of Oral Rehabilitation, 2012. — doi.org/10.1111/j.1365-2842.2012.02302.x
  • Associazione Italiana Odontoiatria (AIO) — aio.it
  • European Association for Osseointegration (EAO) — eao.org

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Cure dentali per pazienti disabili in sedazione profonda

Cure dentali per pazienti disabili in sedazione profonda

Voglio raccontare la storia di un mio recente intervento che sta a dimostrare come anche i pazienti con disabilità che li rendono totalmente non collaboranti possono ricevere le cure dentali ed in totale comfort.

La storia di Anna (n.d.r. nome di invenzione)

Quando i genitori sono arrivati con la loro figlia, lei per me era una sconosciuta. Una ragazza bellissima, tetraplegica, con una tetraparesi spastica totale. Non parla, ma capisce tutto: è sensibile, intelligente, ha i suoi modi tutti suoi di esprimersi. E seguendola, visita dopo visita, mi ci sono affezionato. Si è creato un rapporto, fatto non di parole ma di sguardi, di gesti, di fiducia.

Il problema era che lei aveva dei fastidi — dolori diffusi su entrambe le arcate — e i genitori chiedevano di risolverli tutti. Ma trattarla da sveglia, in un ambiente normale, era impossibile. La sua condizione clinica non lo permetteva: andava in tensione, non riusciva ad aprire la bocca, si girava. Non c’era modo di sapere davvero cosa avesse. Partivo da zero, completamente alla cieca.

Così abbiamo organizzato l’intervento in sedazione profonda, a Medicalia, una struttura protetta con tutta l’attrezzatura necessaria. Il Dottor Amato — con un’esperienza e un’abilità notevoli, visto che reperire l’accesso venoso su una paziente così è davvero difficile — ha gestito un’anestesia profonda capace di tenere fino a tre ore. Si è posizionato ai piedi del tavolo operatorio, lasciando la testiera completamente libera per i miei movimenti e per quelli dell’assistente.

Mi ero portato due trolley con tutto: scanner, motori con rilevazione elettronica della profondità, sistema Thermafil, tutti i prodotti che uso in studio. E grazie a un radiografico portatile con lettura digitale ho potuto fare in tempo reale tutto lo status endorale. Solo lì ho finalmente capito cosa avevo davanti — cose che prima era semplicemente impossibile diagnosticare.

E ho trovato parecchio. Tre situazioni di ascessi periapicali, una su un dente già trattato chissà quando, che aveva sviluppato un risentimento. Più cinque o sei carie grosse. E uno spazio vuoto, un dente mancante che i genitori mi avevano chiesto di chiudere.

In quelle tre ore e mezza abbiamo lavorato senza fermarci. Ho eseguito un ritrattamento endodontico e due terapie canalari ex novo su denti necrotici con lesioni periapicali. Ho curato sei carie. E poi, dulcis in fundo, la parte estetica: dovevo chiudere quello spazio anteriore. L’ho fatto seduta stante. Ho modellato il dente mancante in composito, l’ho riprodotto in silicone, ho preparato i denti adiacenti e ho realizzato un ponte provvisorio del colore giusto, rifinito come se fosse definitivo, tutto estemporaneo. Le sono anche caduti e si sono rotti dei dentini davanti, un po’ sporgenti, e li ho ricostruiti. A fine seduta era tutto un sorriso nuovo.

Ma la cosa che mi è rimasta dentro è il risveglio. A Medicalia (https://medicalia.it/medicalia-surgery) stanno promuovendo un metodo biosensoriale per i pazienti disabili. Hanno spento le luci e acceso dei proiettori: pesci, elfi, disegni sul soffitto. Una colonna d’acqua piena di bollicine colorate che al buio diventavano rosse, azzurre, violette. Lei si è svegliata così, dentro quelle luci, con tutte le nostre voci che la invitavano a stare tranquilla.

È uscito tanto amore da parte di tutta l’equipe — il Dottor Amato, l’infermiere, l’assistente. L’abbiamo trasbordata noi dal letto operatorio al suo. Un impegno corale. I genitori ci hanno ringraziato per la professionalità medica, ma soprattutto per l’umanità.

Lei è arrivata da me dal nulla. E in una sola seduta abbiamo chiuso tutte le infezioni, salvato i denti, fatto un ponte e ricostruito il sorriso. Ci credo tanto, in queste cose.

Rapporto clinico completo

Paziente: giovane donna con tetraparesi spastica totale, non collaborante.

Problema: dolenzia diffusa a entrambe le arcate, impossibile da diagnosticare in condizioni ordinarie per l’impossibilità di esami radiografici pre-operatori.

Setting: struttura protetta (Medicalia), sedazione profonda gestita dal Dott. Amato (anestesista), radiografico portatile con lettura digitale, strumentazione endodontica completa portata dallo studio (scanner, localizzatore apicale elettronico, sistema Thermafil).

Durata: 3 ore e mezza, dall’addormentamento al risveglio.

Interventi eseguiti in un’unica seduta:

  • Status endorale completo e diagnosi intraoperatoria (3 ascessi/lesioni periapicali individuati)
  • 1 ritrattamento endodontico
  • 2 terapie canalari ex novo su denti necrotici con lesioni periapicali
  • 6 terapie conservative (carie)
  • 1 ponte protesico provvisorio estetico per chiudere lo spazio del dente mancante, realizzato estemporaneamente in composito/silicone
  • ricostruzione dei denti anteriori fratturati

Esito dell’intervento:

Tutte le infezioni risolte, denti salvati, finestra estetica chiusa, sorriso ricostruito. Risveglio assistito con metodo biosensoriale (proiezioni luminose e colonna d’acqua colorata).

Pulizia dentale: quante volte all’anno è davvero necessaria?

Pulizia dentale: quante volte all’anno è davvero necessaria?

Pulizia dei Denti

Quante volte si deve fare durante l’anno?

Vieni presso lo studio Dentistico Dott. Andrea Quagliero

Ti sei mai chiesto ogni quanto andrebbe fatta una pulizia dentale? Molti pazienti pensano che basti farla “ogni tanto”. In realtà la frequenza giusta cambia da persona a persona.

Sono il Dottor Andrea Quagliero, dentista a Roma in zona Prati, e nel mio studio valuto ogni caso in modo individuale, perché un protocollo standard non sempre risponde alle esigenze del singolo paziente.

La regola generale

Le principali società scientifiche di odontoiatria consigliano una pulizia dentale ogni sei mesi per pazienti con bocca sana e buona igiene domiciliare. È una media indicativa, non una regola universale.

I fattori che modificano la frequenza

La quantità di placca e tartaro che si forma dipende da diversi elementi:

  • Predisposizione individuale alla mineralizzazione del tartaro
  • Qualità dello spazzolamento quotidiano e uso del filo interdentale
  • Caffè, tè, vino rosso e fumo, che accelerano pigmentazioni e depositi
  • Apparecchi ortodontici, impianti, protesi
  • Condizioni come diabete, gravidanza o terapie farmacologiche prolungate

Quando servono più sedute all’anno

Chi soffre di gengivite o parodontite rientra in un protocollo di igiene professionale ravvicinata, di solito ogni tre o quattro mesi, per mantenere stabili i risultati clinici ottenuti dopo il trattamento parodontale.

Cosa succede se rimandi troppo a lungo

Saltare la seduta di igiene orale per uno o due anni permette al tartaro di stratificarsi sotto il margine gengivale. Da lì nasce l’infiammazione cronica, che nel tempo può portare a recessioni gengivali e perdita dell’osso di sostegno. Una detartrasi regolare, al contrario, intercetta i problemi prima che diventino seri e costosi da risolvere.

Le tecnologie che oggi fanno la differenza

La pulizia dei denti moderna non è più solo “raschietto e specchietto”. Nel mio studio impiego strumenti a ultrasuoni di ultima generazione e tecnologie ad airflow con polveri a base di eritritolo, delicate anche su impianti, faccette e ortodonzia trasparente.

A questo affianco una valutazione personalizzata del rischio: indici parodontali, controllo della placca e, in casi selezionati, test salivari per costruire un piano di igiene su misura con cadenze realmente calibrate sul singolo paziente.

Il consiglio del Dottor Quagliero

Se non ricordi quando hai fatto l’ultima pulizia dentale, probabilmente è già il momento di prenotarla. Una visita di valutazione permette di stabilire la cadenza più adatta al tuo profilo clinico.

Ti aspetto nel mio studio a Roma, in Piazza Crati, quartiere Prati-Nemorense, per un percorso di prevenzione costruito su misura, con tempi certi e risultati duraturi.

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Posso fare il filler alle labbra nello stesso studio dentistico?

Posso fare il filler alle labbra nello stesso studio dentistico?

Una domanda che mi fanno spesso, e che merita una risposta chiara

Sì, me lo chiedono davvero in molti! Quasi sempre alla fine di una visita, quasi sottovoce, come se fosse una domanda fuori luogo. “Dottore, ho sentito che nei studi dentistici si fanno anche i filler… è vero?”

È verissimo. E non è una cosa strana: è logica, anzi.

Lasciami spiegare perché.

Il dentista e il viso: un confine che non esiste

Quando pensi al dentista, pensi ai denti. È ovvio. Ma ti sei mai chiesto chi conosce meglio l’anatomia del viso, delle labbra, dei muscoli facciali e dei nervi che attraversano quella zona?

Proprio il dentista.

La formazione odontoiatrica include anni di studio approfondito sull’anatomia del viso.

Sappiamo esattamente dove passano i vasi sanguigni, dove si trovano i nervi, come si muovono i muscoli attorno alla bocca. Questa conoscenza non si ferma ai denti: riguarda tutto il volto, dalla mascella alle labbra, dalle guance al mento.

Non è un caso che in molti Paesi europei i dentisti siano tra i professionisti più qualificati per eseguire trattamenti di medicina estetica facciale. In Italia questo percorso si sta consolidando, con formazioni specifiche post-laurea che abilitano il professionista a operare in questo ambito in modo sicuro e documentato.

Filler alle labbra: di cosa si tratta esattamente?

Cosa contiene un filler e come funziona

Il filler alle labbra è un trattamento estetico minimamente invasivo che utilizza, nella maggior parte dei casi, acido ialuronico. Si tratta di una sostanza naturalmente presente nel nostro organismo, biocompatibile e riassorbibile nel tempo.

L’iniezione viene eseguita con aghi sottilissimi o cannule in punti precisi delle labbra e del contorno della bocca. Il risultato? Labbra più volumizzate, idratate, con un profilo più definito. Il tutto in modo armonioso, senza effetti artificiosi se il trattamento è eseguito bene.

“Ma fa male?” me lo chiedono quasi tutti.

Dipende dalla sensibilità individuale, ma di solito si tratta di un fastidio lieve e momentaneo. Utilizziamo creme anestetiche topiche prima del trattamento, e in alcuni casi l’anestesia locale — che noi dentisti conosciamo molto bene — rende l’esperienza del tutto confortevole.

Perché farlo nello studio dentistico e non in un centro estetico?

Questa è la domanda giusta. E te la rispondo senza giri di parole.

La differenza fondamentale sta nella preparazione medica di chi esegue il trattamento.

In uno studio odontoiatrico come il mio, chi inietta il filler è un medico con una formazione specifica in anatomia facciale. Sa come comportarsi in caso di complicazione. Conosce i protocolli di emergenza. Dispone di strumentazione clinica adeguata.

Un centro estetico — anche il più rinomato — non sempre può garantire lo stesso livello di sicurezza medica.

“Ma allora perché non tutti i dentisti lo fanno?”

Perché non tutti si sono formati in questo ambito. È una specializzazione aggiuntiva, non automatica. Prima di scegliere dove fare un filler, chiedi sempre: il professionista ha una formazione certificata in medicina estetica? È la domanda più importante che tu possa fare.

Il vantaggio di avere tutto in uno studio

C’è un aspetto pratico che spesso non viene considerato, ma che i miei pazienti apprezzano molto.

Quando curi la tua bocca da me — magari stai facendo un trattamento ortodontico, o ti stiamo ricostruendo un dente, o hai appena messo le faccette — avere la possibilità di valutare anche l’estetica delle labbra nello stesso contesto ha un senso preciso.

Il sorriso non è solo denti. È la forma delle labbra, il volume, la simmetria del viso. Un approccio integrato permette di ottenere un risultato armonico che nessun trattamento isolato può garantire.

“Quindi posso chiederle di valutare anche le labbra durante la visita?”

Certo che puoi. Anzi, ti invito a farlo. Spesso un piccolo riequilibrio del volume labiale completa in modo sorprendente il lavoro fatto sui denti. È qualcosa che noto io stesso durante le visite, e che segnalo sempre ai pazienti che mostrano interesse.

Quanto dura il risultato e come si mantiene

Tempi di riassorbimento e trattamenti di mantenimento

L’acido ialuronico utilizzato nei filler labiali ha una durata variabile, generalmente tra i 6 e i 12 mesi, in base alla tipologia di prodotto, al metabolismo individuale e all’area trattata. Le labbra, essendo una zona molto mobile, tendono a riassorbire il prodotto più rapidamente rispetto ad altre aree del viso.

Questo non è necessariamente uno svantaggio: significa che il trattamento è reversibile, modulabile nel tempo e può essere adattato alle tue esigenze estetiche che cambiano.

Il mantenimento avviene con sessioni periodiche, spesso meno invasive della prima, perché si lavora su una base già strutturata.

Chi può fare il filler alle labbra e chi invece deve aspettare

Non tutti i pazienti sono candidati immediati. Ci sono condizioni che richiedono una valutazione più attenta.

Alcune situazioni in cui è preferibile rimandare o escludere il trattamento:

  • Gravidanza e allattamento: in questi periodi evitiamo qualsiasi trattamento estetico iniettivo.
  • Infezioni attive nella zona orale: aspettiamo che la situazione sia risolta.
  • Allergie note agli ingredienti del filler: è fondamentale segnalarlo durante la visita di valutazione.
  • Tendenza alla formazione di cheloidi: va valutata caso per caso.

Per tutti gli altri, la visita preliminare è il momento in cui mi racconto la tua storia, capisco le tue aspettative e ti propongo un piano realistico. Non eseguo mai un trattamento senza prima aver avuto questa conversazione.

Innovazione: il futuro è nell’approccio integrato

C’è qualcosa che sta cambiando nel mondo dell’estetica medica, e vale la pena dirlo.

I centri di eccellenza odontoiatrica stanno evolvendo verso un modello di odontoiatria estetica integrata, dove la cura della bocca si unisce a un approccio globale al viso. Non si tratta di fare tutto e di più, ma di capire che il sorriso è un sistema, e che ogni elemento — denti, gengive, labbra, zigomi — contribuisce al risultato finale.

Questo approccio, già consolidato in realtà come il Regno Unito e gli Stati Uniti, sta prendendo piede anche in Italia. Il dentista del futuro non è solo chi cura le carie: è un professionista che accompagna il paziente in un percorso di benessere estetico consapevole e medicamente fondato.

Prima di salutarti, una cosa che tengo a dirti

So che spesso si tende a rimandare queste valutazioni, un po’ per timidezza, un po’ perché non si sa bene a chi rivolgersi.

Quello che ti chiedo è di non farlo.

Un filler alle labbra eseguito male è difficile da correggere. Un filler eseguito bene, da un professionista formato, è un investimento in te stesso che non richiede interventi chirurgici, non lascia cicatrici e si inserisce nella tua quotidianità senza stravolgere nulla.

Se hai domande, curiosità, o vuoi semplicemente capire se questo trattamento fa al caso tuo, prenota una visita nel mio studio a Roma, in zona Prati-Nemorense. Ne parliamo senza impegno, con tutta la chiarezza che meriti.

Il tuo viso racconta chi sei. Meriti di sentirtici a tuo agio.

Il microscopio operatorio in odontoiatria: perché cambia tutto

Il microscopio operatorio in odontoiatria: perché cambia tutto

Immagina di dover riparare un orologio con i guanti da sci. Difficile, vero? Ora immagina di farlo con una lente di ingrandimento professionale, luce perfetta e mani libere. Tutto cambia.

Ecco, in sostanza, è questo che fa il microscopio operatorio nel mio studio. E oggi voglio spiegarti perché lo considero uno strumento fondamentale, non un optional di lusso.

Cos’è esattamente il microscopio operatorio?

Non è il microscopio che ricordi dalle lezioni di scienze alle medie. È uno strumento medicale avanzato, montato su un braccio meccanico articolato, che mi permette di lavorare con ingrandimenti che vanno da 4 fino a 25 volte la dimensione reale.

Hai capito bene: 25 volte più grande di quello che vedi a occhio nudo.

È dotato di una luce coassiale integrata, il che significa che illumina esattamente il punto in cui sto lavorando, senza ombre, senza zone buie. La bocca umana è piccola, i canali dei denti sono microscopici. Senza questa tecnologia, lavori praticamente al buio.

Perché il dentista tradizionale lavora senza?

Ottima domanda. La risposta è semplice: formazione e investimento.

Il microscopio operatorio richiede anni di pratica per essere usato correttamente. La postura cambia, la gestualità cambia, il modo di pianificare ogni movimento cambia. Non basta comprarlo: bisogna imparare a lavorare con esso.

In più, parliamo di uno strumento con costi importanti. Non tutti gli studi scelgono di investire in questa direzione.

Io sì. E te ne spiego subito il motivo.

Come viene usato in odontoiatria?

Nella devitalizzazione e nella cura canalare

Questo è forse il caso in cui il microscopio fa la differenza più evidente.

I canali radicolari, cioè quei tubicini all’interno della radice del dente, sono piccoli come un capello. Alcuni denti ne hanno tre, quattro, a volte cinque. Alcuni sono curvi, calcificati, nascosti. A occhio nudo, trovare tutti i canali è spesso impossibile.

Con il microscopio li vedo tutti. Pulisco ogni millimetro. Sigillo in modo preciso. Il risultato cambia completamente.

Senza microscopio, un canale non trovato o non trattato bene significa infezione che ritorna, dolore che non passa, spesso necessità di estrarre il dente. Con il microscopio, il dente si salva. Punto.

Nelle otturazioni e nelle ricostruzioni [H3]

Anche ricostruire un dente cariato sembra semplice. Ma non lo è.

Devi rimuovere tutta la carie — e solo la carie — senza toccare la parte sana. A occhio nudo, la differenza tra tessuto cariato e tessuto sano è sottile. Con il microscopio, la vedo chiaramente.

Il risultato? Meno dente rimosso, ricostruzione più precisa, durata maggiore nel tempo.

Nel ritrattamento di devitalizzazioni precedenti

Capita spesso che pazienti vengano da me con vecchie devitalizzazioni che hanno fallito. Dolore cronico, infezione ricorrente, dente che si scurisce.

Con il microscopio riesco a individuare il problema: un canale mancato, un materiale di otturazione non corretto, una microfrattura. Cose invisibili a occhio nudo, ma chiarissime con l’ingrandimento giusto.

Spesso riesco a salvare denti che altri avrebbero già estratto.

Nelle fratture dentali

Le fratture radicolari sono tra le diagnosi più difficili in odontoiatria. Una linea sottilissima, quasi invisibile. Se non la vedi, tratti il dente per mesi senza risolvere nulla.

Con il microscopio, la vedo. E posso darti una risposta certa, subito.

Cosa cambia per te, come paziente?

Concretamente, ecco cosa ottieni quando vengo a lavorare con il microscopio:

Meno dolore post-operatorio. Intervengo solo dove necessario, con precisione millimetrica. Meno trauma sui tessuti significa meno infiammazione e meno fastidio dopo la seduta.

Sedute più brevi. Sembra un paradosso, ma lavorare con visibilità ottimale mi permette di essere più rapido. Non perdo tempo a “cercare” quello che non vedo.

Risultati che durano. Una ricostruzione fatta bene, con la giusta visibilità, dura anni in più rispetto a una fatta approssimativamente. Stessa cosa per una devitalizzazione: se pulita correttamente, il dente può durare decenni.

Meno estrazioni inutili. Questo è il punto che mi sta più a cuore. Ogni volta che riesco a salvare un dente naturale, sto facendo la cosa migliore per la tua salute orale a lungo termine. Il microscopio mi permette di tentare soluzioni che altrimenti non avrei.

Un esempio reale

Qualche mese fa è arrivata nel mio studio una paziente con dolore persistente a un molare. Aveva già fatto una devitalizzazione tre anni prima, in un altro studio. Il dolore non passava.

Le radiografie sembravano nella norma. A occhio nudo, non si vedeva nulla di anomalo.

Con il microscopio ho trovato un quarto canale non trattato, nascosto in una posizione anatomica difficile. In meno di un’ora abbiamo completato il ritrattamento. Il dolore è sparito.

Senza microscopio, quella storia sarebbe probabilmente finita con l’estrazione del dente.

Ma allora perché non tutti i dentisti lo usano?

Te lo dico senza giri di parole: è difficile, costoso e richiede tempo per impararlo.

Non è uno strumento che si accende e si usa. Cambia completamente il modo di lavorare. La postura, la coordinazione, la pianificazione del movimento. Ho dedicato anni a padroneggiarlo, e continuo ad aggiornarmi.

Ma ne vale assolutamente la pena. Per me, che lavoro meglio. E soprattutto per te, che ottieni un risultato migliore.

Il microscopio è per tutti?

Non per ogni singola procedura, no. Ci sono interventi semplici dove non aggiunge valore particolare.

Ma per tutto ciò che riguarda endodonzia, ricostruzioni complesse, diagnosi difficili e ritrattamenti, è lo standard che dovrebbe essere offerto a ogni paziente.

Nel mio studio a Roma, in zona Prati-Nemorense, lo uso quotidianamente. Non come strumento di marketing, ma come parte integrante del mio modo di fare odontoiatria.

Vale davvero la pena scegliere uno studio che lo usa?

Sì. E ti dico perché con un’ultima domanda: preferiresti essere operato da un chirurgo che lavora a mani nude o da uno che usa strumenti di precisione?

La risposta è ovvia.

Pretendi lo stesso standard anche per i tuoi denti.

Se hai bisogno di una devitalizzazione, di una ricostruzione complessa, o se hai un problema che altri studi non riescono a risolvere, vieni a trovarmi. Valuteremo insieme cosa è meglio per te.

Prenota la tua visita: il tuo sorriso merita il massimo della precisione.